| 06-03-2008 17:28
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Pubblicato in : Blog, Terza Età |
Col termine di “ Terza Età” generalmente s’intende quel periodo della vita dell’uomo compreso tra i 60 e i 75 anni. A partire da quest’ultimo squarcio di esistenza dovrebbe iniziare, secondo l’opinione corrente, la quarta età, anche se col miglioramento delle condizioni socio – sanitarie proprie dei paesi più progrediti questo indice tende costantemente a spostarsi in avanti. Di fatto l’età anagrafica non corrisponde più ai canoni fissati in passato circa l’invecchiamento dell’organismo umano. Le scienze mediche stanno compiendo notevoli progressi nel ritardare i processi d’invecchiamento e nella cura delle malattie senili. Purtroppo a questi successi della medicina non fa riscontro una idonea legislazione che assicuri agli anziani non solo una adeguata assistenza , ma soprattutto la possibilità di dedicarsi ad attività lavorative, tenuto conto che molti di questi possiedono ancora un notevole vigore fisico, senza contare il possesso di una grande esperienza.
Per quanta riguarda la popolazione italiana, oltre alla durata e alla qualità della vita, dobbiamo aggiungere altri due importanti elementi della trasformazione demografica : la fecondità controllata e l’incremento tendente allo zero. Elementi che fanno crescere sempre più l’indice di vecchiaia ottenuto dal rapporto tra la popolazione anziana ( 65 anni) e quella giovane ( 14 anni). Per cui già dalla fine del secolo scorso gli ultrasessantacinquenni hanno superato le persone con meno di 15 anni. Fatte queste premesse sono senz’altro molte le considerazioni da fare; considerazioni che ci sarebbe gradito facessero i lettori attraverso il nostro blog.
Non vi è dubbio però che l’uscita dal mondo del lavoro di un sessantenne, che ha davanti a se una probabilità di vita di almeno trent’anni, pone rilevanti problemi di carattere psicologico, di perdita dell’autostima e molto spesso accompagnati da privazioni di carattere economico. Alla luce di questi elementi riteniamo che sia urgente ripensare allo stato sociale. Si deve pensare, a nostro avviso, ad un’ampia prospettiva di rinnovamento dall’attuale modello di organizzazione della società per arrivare in tempi brevi ad una più equa ridistribuzione delle competenze. Al riguardo il Comune potrebbe essere il centro propulsore di un sistema di integrazione solidale, di coinvolgimento e valorizzazione di queste risorse presenti nel territorio.
Il Comune di Capoterra dovrebbe predisporre condizioni d’intervento più favorevoli in quanto il suo indice di vecchiaia si presenta in evidente controtendenza rispetto alla situazione nazionale e regionale. In questo comune infatti sul totale degli insediati circa 4000 hanno un’età inferiore ai 14 anni contro i circa 2000 ultrasessantacinquenni con un indice quindi pari al 50%. A Cagliari per esempio questo indice è superiore al 175 % e nell’intera provincia è valutabile in circa 115%.
Attendiamo contributi in merito. Ultimo aggiornamento : 11-03-2008 17:23
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