Da molti anni assistiamo ad un progressivo degrado delle istituzioni e con esse del tessuto socio – economico del Paese. Si è stabilito nel tempo un quadro di instabilità e di incertezza negli assetti politico – economici con evidenti effetti negativi sull’occupazione, soprattutto in quella giovanile. I dati sul mercato del lavoro ci dicono, infatti, che in Italia su cento giovani circa 20 sono disoccupati. Una percentuale tra le più alte d’Europa che ci deve fortemente preoccupare per gli effetti negativi che sta provocando nelle giovani generazioni e che si manifestano in un forte stato di disagio e di insicurezza per il futuro. Stato di disagio e di insicurezza che a mio avviso si è ripercosso ultimamente negli umori elettorali di molte famiglie italiane.
Su questo increscioso fenomeno, a dire il vero, si sono alternate diverse proposte da parte dei governi e dei partiti , specialmente in campagna elettorale, ma le cose sono migliorate così poco da farle considerare per i più di insignificante soluzione. Questo perché la crisi che sta attraversando il Paese non è determinata da una fase di semplice congiuntura, ma bensì da una profonda crisi strutturale derivata dalla mancanza di una reale politica di sviluppo a più ampio respiro. Tanto è vero che in questi ultimi anni il Parlamento ha varato numerose leggi in aiuto alla disoccupazione giovanile, ma le proposte non hanno trovato concreta applicabilità nel tessuto economico. Questo vuol dire che non servono interventi episodici , se questi non sono guidati da un piano integrato di sviluppo. Infatti la disoccupazione, e quella giovanile in particolare, si è andata sviluppando nel Mezzogiorno come conseguenza della crescente disparità economica rispetto alle province del nord Italia. In queste zone peraltro molti giovani sono stati soggetti a sfruttamento nei luoghi di lavoro attraverso forme di economia sommersa. C’è da dire però che se le politiche governative hanno accumulato deficienze di programmazione anche la scuola non è stata da meno. In questi anni è mancata,infatti, anche una seria formazione professionale capace di creare condizioni di migliore opportunità di lavoro. L’Italia pertanto sconta oltre ad una inadeguata programmazione economica anche il mancato raccordo tra scuola e mercato del lavoro. Cosa fare? Per intanto si dovrebbe concretamente dare attuazione alle molte riforme che sono già legge e che aspettano solo di essere attuate e contemporaneamente studiare ed avviare una seria politica di risanamento e di sviluppo del Mezzogiorno ( Isole comprese) dove maggiore esiste un forte disagio sociale.
Saprà questo governo invertire questo andamento?
Io personalmente nutro molti dubbi, però spero di essere smentito in tempi obiettivamente brevi. Sarei comunque curioso di conoscere il parere dei giovani al riguardo. Apro una discussione attraverso il blog. Ultimo aggiornamento : 16-05-2008 17:55
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