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Si tratta di un vero concorso per titoli ed esami? PDF Stampa E-mail
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Thursday 02 October 2008
Riceviamo e pubblichiamo copia dell'interrogazione fatta da Franco Bayre in Consiglio Comunale ed al riguardo esprimiamo tutta la nostra perplessità sulla formula adottata dall'Ammnistrazione Comunale per la valutazione dei candidati presentatesi al concorso. Abbiamo invitato il consigliere Bayre a tenerci informati sul seguito della vicenda che per molti aspetti ci sembra furba (!) e decisamente paradossale. Signor Sindaco,
si racconta che un arguto buontempone avesse scritto, sulla tomba del Cardinal Richelieu, questo beffardo epitaffio: “ Qui giace un tale che, in vita, fece bene e fece male. Il male lo fece bene ed il bene lo fece male.”.

Alla luce di alcuni ultimi accadimenti, riteniamo che, seppur paradossalmente, detta epigrafe ben si adatti, per giusti demeriti acquisiti sul campo, all’operato di questa Amministrazione che Ella, ha, nel contempo, l’onore e l’onere di presiedere.

Tra i diversi “machiavellismi istituzionali” posti ultimamente in atto da Codesta Amministrazione Comunale preferiamo, per ovvia urgenza e manifesta illogicità, disquisire sull’ “Avviso pubblico di Selezione per l’assunzione a tempo indeterminato di un Istruttore Tecnico di Categoria C1, progetto occupazione annualità 2004”. ( art. 24 della L.R. n. 4 del 20.04.2000)”.

Ebbene all’articolo 6 del Bando concernente detta selezione, viene stabilito che  la Commissione Giudicatrice, per la valutazione dei candidati, ha a disposizione 35 punti attribuibili ad ogni concorrente nel modo che segue:  Titoli di servizio 5 punti, Colloquio 30 punti.

Da ciò traspare evidente una enorme discrepanza di valutazione tra quella che è l’unica reale ed incontrovertibile certezza, ovvero i titoli di servizio o merito posseduti dal candidato, (titoli premiati con un valore massimo di 5 striminziti punti) e gli esorbitanti 30 punti acquisibili tramite un colloquio, che, nel prosieguo del bando all’articolo 8, viene stranamente specificato essere addirittura solamente orale.

In pratica, per inoppugnabile evidenza aritmetica  - considerato che il valore cinque da qualsiasi parte lo si voglia rivoltare non può essere superiore al valore trenta, - la sorte del candidato non può anche dipendere dalle effettive capacità e titolarità dal medesimo acquisite ma, stranamente e forse non a caso, è assolutamente prigioniera del giudizio o, - visti analoghi e reiterati precedenti il sospetto se non fondato è perlomeno legittimo - della manipolazione o prestidigitazione giudiziale della Commissione di turno.

Pur volendo trascurare fattori emotivi, di congenita timidezza, di surmenage da prova d’esame  che potrebbero attanagliare il candidato, costretto ad un fulmineo  botta-risposta al cospetto della Commissione esaminatrice, di fatto, una prova solamente orale e non scritta risulta affidata esclusivamente all’onnipotenza della Commissione e, incredibile ma vero, orfana addirittura, per evidenti motivi, di qualsiasi successiva garanzia e tutela dei medesimi candidati.

I Padri latini saggiamente sentenziavano: “scripta manent, verba volant”.

Questo motto è una dogmatica verità: ciò che viene scritto resta a futura ed imperitura memoria, mentre le parole, siano esse belle o brutte, di pregiata sapienza o di miserrima demenza,  purtroppo svaniscono come pula al vento  senza lasciar traccia.

Di grazia Signor Sindaco come responsabile di Codesta Amministrazione, a nome e per conto di chi ha prodotto siffatto regolamento concorsuale, vuole rendere edotti noi ma, soprattutto, quei nostri concittadini che in quest’aula rappresentiamo, di quale tutela o garanzia di giustizia possa fruire un candidato che ritenga, in qualche modo, d’essere stato defraudato di quanto di sua giusta competenza nel concorso in questione ?

Ovvero, se non esiste - e in una prova orale non può assolutamente esistere - un documento cartaceo che certifichi pro o contro una determinata risoluzione assunta, un eventuale ricorso su che basi di concretezza di prove, potrà trovare fondamento e soddisfazione ?

Spesso, talvolta persino a sproposito, si è solito ripetere lo slogan “fatti e non parole” perché appunto solo la concretezza dei fatti può certificare, positivamente o negativamente, una determinata azione od omissione.

E allora, di grazia, perché nel concorso in questione ci si è privati dei fatti, ovvero della concretezza dei documenti cartacei per affidare invece giudizio e sorte solo all’impalpabilità e alla evanescenza delle parole ?

Si tratta di una colossale svista o piuttosto, come parrebbe, di uno scientifico artifizio
partorito ad hoc per una comoda gestione della graduatoria finale ?

Ella ritiene che il nostro perorare la causa di una prova scritta sia un nostro personale sfizio, la ricerca del classico “pelo nell’uovo” o piuttosto promani da una necessità di attuare ogni garanzia per la regolarità di un concorso che offre, in un periodo di vacche più scheletriche che magre, una salutare opportunità di lavoro seppur temporanea ?

Si rifletta: nell’ipotesi estrema ma non improbabile di un ricorso alla Magistratura da parte di un concorrente, quale potrebbe essere, per il tutore della legge la pietra miliare su cui costruire una risoluzione giusta della controversia ?

Qualsiasi giudice, chiamato a dirimere una causa, in assenza di prove concrete risulta, di fatto, impossibilitato ad afferrare in toto la realtà della diatriba e conseguentemente ad esprimere un regolare ed equo giudizio. Si vuole davvero questo ?

Pertanto, risulta assurdo, bislacco, illogico, addirittura irrazionale che un pubblico concorso, quale è quello di cui trattiamo, si riduca ad una semplice prova orale che dietro di se, sul piano della necessaria garanzia di regolarità, lasci nient’altro che il vuoto assoluto e l’impotenza di un ricorso efficace.

Signor Sindaco, non me ne voglia, ma stando alle apparenze, qui gatta politica ci cova e, in mancanza di esaustive giustificazioni e doverose correzioni di procedura da parte di chi di dovere, siffatta liturgia autoalimenta, a buon diritto, il sospetto che ci si trovi di fronte non tanto un regolare e trasparente concorso pubblico ma piuttosto ad una torbida ed abusata cerimonia di “preliminari clientelari” per successivi orgasmi elettorali.

A suffragio di tale sospetto, purché non si sappia in giro, oso farle una confidenza: biforcute malelingue del popolo insinuano che, per il concorso di cui trattiamo, vi sia già il “miracolato” di turno da fare santo subito elevandolo piuttosto che agli onori degli altari a quello delle municipali scrivanie.

E addirittura qualche temerario, con dubbie doti di preveggenza di tale privilegiato Unto dal Signore Politico, con dovizia di particolari, arriva persino ad esternarne le generalità.

Ohibò, che dire ?  Si tratta semplicemente di squallidi figuri dediti solo al pensar male ?  Può darsi.

Comunque quel gran volpino, quella mente acutissima e di navigata esperienza politica, l’inossidabile Giulio Andreotti, tempo addietro, affermò che “a pensare male il più delle volte ci si azzecca.”.  Sarà vero ?   Se lo dice lui...

Signor Sindaco, pur volendo trascurare il comareggiamento di siffatte malelingue, ritengo corretto informarla, onde evitare che in seguito magari si tenti di cavalcare la “buona fede”, che giureconsulti di provata esperienza, interpellati in merito a detto concorso, si sono espressi etichettandolo non illegale ma assolutamente illegittimo per manifesta illogicità.

Pertanto ritengo mio dovere istituzionale, per quanto su esposto e per le evidenti anomalie presenti in tale regolamento, invitarLa cortesemente ma fermamente a chiedere a chi di dovere la sospensione in autorevoca di tale procedura concorsuale.

In difetto di tale Suo doveroso intervento sappia comunque che, in nome e per conto di quei cittadini che rappresentiamo, continueremo, nelle opportune sedi, a chiedere di far chiarezza dove chiarezza non c’è, a pretendere regolarità dove regolarità non c’è, ma soprattutto a fare in modo che le “pari opportunità”, in questo concorso, vengano davvero concesse a tutti, ma proprio tutti, i cittadini concorrenti e non solamente ed esclusivamente, - stando a quanto legalmente detta il su menzionato articolo 6 - alle cosiddette  “quote rosa” della Commissione d’esame.

Non ce ne vogliano quelle signore rappresentanti del cosiddetto gentil sesso che godono  della nostra stima, ma, alla salvaguardia delle “quote rosa”, continuiamo, di gran lunga, a preferire (e per questo continueremo ad impegnarci) - la tutela delle “quote grigie, dove per grigio sottintendiamo quella materia che nelle persone normodotate alberga nella calotta cranica.

Siamo sempre più convinti che questa nostra comunità per crescere e svilupparsi in modo armonico necessiti con urgenza di capacità, intelligenze, meritocrazia, moralità, e possa, anzi debba fare a meno di suadenti mercanti clientelari.

In conclusione rinnoviamo ad Ella, Signor Sindaco, la richiesta di sospensiva in autorevoca del regolamento concorsuale di cui sinora abbiamo disquisito.

Sollecitiamo altresì una seppur cortese ma comunque doverosa risposta ed esterniamo, vuoi alla Sua persona vuoi ai colleghi Consiglieri, un sincero e cordialissimo grazie per l’attenzione riservataci.
 
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