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Si può vivere col mare in casa? PDF Stampa E-mail
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Friday 30 January 2009
Tutto ebbe inizio  circa una quarantina  di anni fa quando notevoli fenomeni di erosione nella spiaggia capoterrese si andarono verificando a causa dei lavori di costruzione del porto canale di Cagliari e del pontile dello  stabilimento petrolchimico della SARAS. Questi lavori che prevedevano   grosse opere di scavo, dicono gli esperti, determinarono di riflesso un sensibile  processo di erosione lungo le coste adiacenti  a causa del modificarsi delle correnti marine e  del relativo moto ondoso.
Bisogna evidenziare,però, che la destabilizzazione dell’ambiente costiero non è dovuto solo alla erosione marina, ma anche ad altri fattori quali l’ intensa antropizzazione della zona.
Sono di questo periodo, infatti , la nascita delle residenze ubicate lungo la costa che vanno da La Maddalena a Torre degli Ulivi passando per le lottizzazioni di  Picciau e di  Frutti d’Oro.

Ricordiamoci che questi insediamenti abitativi sono sorti, oltre che per il basso costo dei terreni ,  anche per la presenza della spiaggia e per la vicinanza a Cagliari, per molti centro delle proprie attività.
In 40 anni è stato costruito un complesso abitativo di circa  5000 persone su una popolazione complessiva dell’intera Capoterra di circa 24.000 residenti.
Da qui è nata la necessità di porre riparo al continuo avanzamento del mare che, in certe sue parti, andava a  lambire  le prime case.
Necessità che ha trovato ascolto  solo alla fine degli anni novanta.
Ma non andiamo a indagare nel passato.
Un fatto è certo :  sino ad  oggi  non si è fatto nulla di concreto. Con estremo rammarico riprendo questa annosa questione che peraltro mi ha visto impegnato  negli anni passati  anche  come  amministratore comunale.
Questo mio articolo vuole ricapitolare le varie fasi di questo lunghissimo percorso che a tutt’oggi purtroppo non si è ancora concluso positivamente.
Premesso che è pura malignità attribuire interamente al Comune la responsabilità di questo disastro ecologico, mi unisco a quelli che hanno evidenziato qualche colpevolezza nei politici di turno che con le loro  dichiarazioni pubbliche più che a dare certezze hanno effettuato  semplici manovre per smorzare i toni di una sacrosanta e crescente protesta popolare.
Ritengo invece che molta responsabilità sui ritardi accumulati nel tempo  siano da imputare ad inconvenienti   e ad incongruenze  che possiamo definire  di  carattere burocratico - giuridico - ambientale.

E’  pur vero comunque  che l’ampio ritardo accumulato nell’esecuzione degli interventi migliorativi sta creando conseguenze a dir poco allarmanti per la difesa degli insediamenti urbani e per l’impoverimento del patrimonio pubblico.

Per la mia analisi parto da un articolo pubblicato da L’Unione Sarda nel marzo del 2005 dove veniva evidenziato che finalmente il Comune di Capoterra stava per dare avvio ai lavori di protezione della costa.
Nel corpo dell’ articolo si citava anche la società aggiudicatrice del progetto, la Acquatechno, che con la messa in opera di idonee barriere  avrebbe posto fine alla continua erosione che interessava l’intera costa.
Infatti, una fascia di sedici pennelli non sommersi , ben orientati e a forma di pettine, avrebbe provveduto non solo a difendere la costa  dall’avanzamento del mare, ma anzi avrebbe contribuito anche  a ricreare le condizioni iniziali della spiaggia .
Una notizia, tenuto conto della disponibilità finanziaria da parte del Comune (1.500.000 €),   che  avrebbe messo la parola fine a questo  incontenibile fenomeno.

Purtroppo, anche questa volta, il progetto   non trovò la sua realizzazione .

Nel 2006 infatti  la proposta  venne fermata dalla Regione Sarda per la necessità valutazioni di carattere naturalistico e di impatto ambientale.

Il nuovo progetto  di “ riqualificazione”, nato nel  2007, venne presentato pomposamente al  pubblico in una assemblea tenuta nell’aula del Consiglio Comunale  dagli amministratori di Capoterra e dai  progettisti Enrico e Nicola Montaldo .
Tale progetto prevedeva la creazione di 12 pennelli emergenti da realizzare in 5 mesi “ disposti obliquamente rispetto alla linea di costa ed ortogonali rispetto al moto ondoso” e prevedeva, in una seconda fase, il ripascimento dell’arenile col conseguente allungamento di 80 metri  della spiaggia verso il mare.
 
Alla notizia ci fu una nuova ondata di ottimismo, anche se con qualche perplessità in più, da parte dei residenti  “ a mare” che vedevano finalmente avverarsi le loro speranze

Però un nuovo articolo apparso nel dicembre 2008  su L’Unione Sarda precisava che i pannelli sarebbero stati solo 5 e che questi non sarebbero più emergenti ma sommersi 50 centimetri dalla superficie..

Questo era stato stabilito nell’ultima Conferenza di Servizi.
Nella circostanza era stato  espresso parere favorevole alla variante  fermo restando il ripascimento della spiaggia in dubbio dopo  l’insuccesso del Poetto di Cagliari.
Ripascimento da fare comunque con sabbia  di cava.

Ma non è finito.

Per l’avvio del nuovo progetto serve comunque una nuova delibera della Regione Sarda che autorizzi questa proposta.
Solo allora si potrà dare avvio all’appalto ed alla successiva realizzazione dei lavori.
A questo punto siamo fermi ancora una volta...

Sorge spontanea una domanda : quanto tempo ancora si dovrà aspettare per veder realizzare un opera capace (?) di difendere questi centri abitativi?
Continuando di questo passo penso che tarderemo ancora molto a vederne la realizzazione, sempre che questo progetto, nella sua ultima versione,  sia veramente capace di fungere da barriera all’erosione.
A questo punto il Comune deve con veemenza operare ogni pressione per salvaguardare il proprio territorio e per garantire  l’incolumità dei propri cittadini.
Basta con le parole. Servono fatti.


Massimiliano Cabras
Italia dei Valori - Capoterra
 
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